Come il clima ha influenzato la storia dell’uomo
La relazione fra clima e vicende storiche è un argomento affascinante e ancora oggi fortemente dibattuto. Si ritiene infatti che il clima e talvolta la meteorologia abbiano avuto una portata fondamentale per le vicende umane.
Durante l’ultima era glaciale (la Wurm IV) gli uomini dedicavano tutti i loro sforzi per sopravvivere e far legna e non c’era certo la possibilità di dedicarsi a studi filosofici. Fu solo con la fine di questo periodo intorno ai 10.000/11.000 anni fa che nacquero le prime civiltà stanziali, si costruirono città, nacque la scrittura e si iniziarono a misurare gli spostamenti degli astri. Il clima andò scaldandosi fino al tempo di Augusto. Fu proprio il raffreddamento delle regioni orientali sopo il secondo secolo dopo Cristo, a spingere le popolazioni germaniche e asiatiche sulle frontiere del limes fino alla tragica battaglia di Adrianopoli, dove i Goti distrussero il grosso delle legioni romane. L’irrigidimento del clima portò ad una serie di carestie ed epidemie, le famiglie non riuscivano a sostenere la popolazione costringendo i figli cadetti e parte della popolazione a cercare fortuna a sud.
Il clima tornò a scaldarsi a partire dal IX secolo ma solo a macchia di leopardo. La temperatura media terrestre rimase all’incirca la stessa, in Asia fu addirittura più freddo, spingendo i Mongoli a spostarsi verso la Cina e l’ovest ma in Nord America, Europa centro occidentale, Islanda e zona artica siberiana ci fu un aumento di 0,1 – 1 grado centigrado fino al XIII secolo circa. Questi secoli sono chiamati “periodo caldo medievale” (PCM) o Optimum Climatico. La temperatura più alta di permise raccolti migliori, crebbe la popolazione e i monasteri divennero i registi di una nuova riorganizzazione del territorio, con la bonifica, il dissodamento e la fertilizzazione delle campagne abbandonate. La pancia piena permise il rinnovamento nelle arti, nell’architettura, nella spiritualità e nella tecnologia. La più grande innovazione fu l’uso dell’aratro pesante a ruote, con versoio che poteva incidere il suolo con il coltello e penetrare la terra più a fondo. A Nord i pescatori dei fiordi si mossero alla ricerca delle zone diventate più accoglienti a est, lungo il corso dei grandi fiumi mettendo i semi di quella che diventerà la Russia (Rus era il modo in cui gli Scandinavi chiamavano sé stessi), verso Sud, in Bretagna e Sud Italia, verso Ovest, in Groenlandia e Canada, dove la temperatura si era alzata fino a 1,4°C.
Ma la manna non può durare per sempre e a partire dal 1450 una repentina discesa delle temperature fece iniziare una “piccola era glaciale”, PEG. Il Tamigi sarò completamente ghiacciato e a metà del seicento si organizzano delle fiere invernali in mezzo al fiume,
In Islanda viene abbandonata la coltura dei cereali per dedicarsi esclusivamente alla pesca, i Normanni abbandonano Canada e Groenlandia e in tutta Europa c’è un calo della raccolta agricola. La fine del settecento sarà un disastro. Nel 1782, 1784, 1786, 1787 e nel fatidico 1789 si verificano gelate tardive che colpirono le gemme sugli alberi limitando i raccolti. Le estati sono piovose e i raccolti già magri, sono colpiti da insetti e larve che fanno marcire i frutti sulle piante. Al contrario nel 1788 l’estate è torrida, il grano e l’uva seccano sulle piante e alla fine della stagione non c’è niente da raccogliere. Nell’inverno che segue il ghiaccio e la neve coprono le città dell’Europa centro settentrionale, c’è carestia, il pane, unico cibo di poveri, sale di prezzo e la gente, stremata assalta i forni. Dopo qualche anno Re Luigi XVI perderà la testa e Napoleone verrà sconfitto dal Generale inverno.

Fig. 1. Andamento della temperatura dall’anno zero ad oggi a livello planetario. UK National Centre for Atmospheric Science
Dal grafico vediamo come tutti questi cambiamenti furono causati da variazione dell’ordine di – 0,5°C e +0,5°C. Oggi siamo meno dipendenti dagli eventi atmosferici. Minore è la tecnologia e più l’uomo è succube delle vicende meteorologiche, rappresentate nei tempi antichi dagli Dei, tra cui il più importante era sempre legato, non a caso, al sole, Amon Rah, e alla pioggia, Zeus.

Fig. 2: ricostruzione della differenze di temperatura superficiale del Periodo Caldo Medioevale (950-1250 d.C.) rispetto al periodo di riferimento 1961-1990.

Fig. 3: anomalia della temperatura superficiale del periodo 1999-2008 rispetto al periodo di riferimento 1961-1990. (NOAA).
Più si va avanti nei secoli, maggiore è la tecnologia disponibile e più importanti diventano gli elementi non climatici che vanno a modellare la storia. Oggi vediamo però un cambiamento che non ha precedenti nella storia. L’aumento attuale e previsionale della temperatura ha una portata che non ha precedenti storici e, nonostante le nostre capacità tecnologiche, le crisi climatiche del passato (la Piccola Era Glaciale, le carestie pre-rivoluzione francese) potrebbero essere lo specchio di ciò che rischiamo oggi. Potremmo sperimentare un nuovo medioevo? Un medioevo climatico, ma anche sociale, economico, politico? Se cadono le gemme e si seccano i frutti, li si fa arrivare dall’altra parte del mondo, ma se questo è colpito da un innalzamento degli oceani e un altro in guerra non rischiamo una nuova chiusura dei commerci, come è già successo nella storia? Forse più che pensare a quanti aerei multifunzione inviare nei vari scenari di guerra e quante portaerei costruire, ci si dovrebbe interrogare su quanti alberi piantare per evitare un collasso dell’umanità ed il rischio dell’estinzione dell’uomo in intere aree del globo.

Fig. 4: previsione aumento della temperatura della superficie terrestre, IPCC
