Nucleare Sì, Nucleare No

Oggi si sta tornando a parlare di nucleare. Nel modo sbagliato, ossia creando sempre categorie dicotomiche, nucleare sì, nucleare no. Così facendo non si è in grado di comprendere la complessità della questione.

Gli impianti di cui si discute sono molto diversi da quelli di prima e seconda generazione. Si utilizzeranno dei materiali per il trasporto di calore diverso e le dimensioni delle centrali saranno molto contenute per permettere alla struttura di contenere eventuali perdite di radioattività anche in caso, remoto, di esplosione.

I progetti di queste strutture sono ancora in fase di verifica, quindi non si conosce bene il costo definitivo, né sono state individuate delle strutture finanziarie (fondi o altro) capaci di sostenere la costruzione, il mantenimento e la gestione di fine processo.

Ci si dimentica che comunque la fissione nucleare produce scorie, la cui radioattività rimane per milioni di anni e quindi dovranno essere immagazzinate per sempre. Ci si dimentica inoltre di cosa è stato il nucleare per il nostro paese. In Campania scorie di paesi europei sono state sepolte sotto terra dalla malavita che ha causato la morte di giovani e neonati per le radiazioni di cui è pregna oggi quella terra. Qualcuno è arrivato addirittura a parlare di genocidio. Altri container sono stati buttati al largo delle coste e non solo delle regioni italiane, ma anche in Somalia, Yemen, abbandonati dei deserti dell’Africa, in una collusione tra aziende, delinquenza e potere politico ad altissimo livello che ha fatto sì che chiunque iniziasse ad investigare e a denunciare il traffico di scorie, morisse. Mi riferisco ovviamente a Ilaria Alpi e al cap. Natale De Grazia. Centotrentotto sono state le navi di rifiuti nucleari che il capitano di marina aveva individuato e che erano affondate con tutto il loro carico o erano responsabili di abbandoni di parte del carico in mare. Il militare fu avvelenato e le sue indagini e mappe sparirono. Ma non tutti. Alcuni, abbandonati da presunti pescherecci in mezzo all’oceano, arrivano a riva, e questi regali non graditi ai pescatori somali hanno fatto sì che questi prendessero le armi sia per allontanare i mercantili che incrociavano nelle loro acque, sia per riaversi dai mancati guadagni della pesca, dato che le loro piccole imbarcazioni in legno non possono certo competere con i megapescherecci europei e cinesi. E’ anche per questo che è nata la pirateria somala. “Chi tocca il nucleare muore” diceva Schiavone.

Numero di impianti CSP

Considerando che le nuove centrali nucleari in progetto avrebbero potenze tra i 50 e i 100 MW, si dovrebbero considerare le alternative attualmente sul piatto. Un grande dimenticato nel nostro paese sono le centrali a concentrazione solare.

“Chist’è u paise du sole…” si canta in napoletano con un mandolino di accompagnamento. Peccato che il sole non lo sfruttiamo. Il fotovoltaico è una tecnologia pensata per l’industria aerospaziale che non risolvono il problema energetico, benché diano il loro contributo. I pannelli fotovoltaici danno energia ad una casa, una fabbrichetta ma non ad una città. Quando si parla di centrali solari si fa riferimento a impianti capaci di generare una potenza almeno diecimila volte maggiore rispetto al fotovoltaico. E’ un insieme di tecnologie che hanno come comune denominatore la concentrazione della radiazione luminosa attraverso degli specchi (CSP, Concentrated Solar Power). Il calore viene poi trasferito da un vettore (vapore, olio o sali fusi) ad un circuito secondario dove il vapore aziona le turbine, garantendo così potenze nell’ordine dei MW e non dei kW come nel fotovoltaico. Questa famiglia è costituita da 4 tipi di impianti. Nel termodinamico degli specchi parabolici di acciaio concentrano la radiazione nel fuoco della parabola dove un tubo trasporta sali fusi che possono scaldarsi fino a 600°C. Concettualmente simile, tecnologicamente diverso, è l’impianto a torre. In questo caso una zona di terreno è coperta da specchi piani che concentrano l’energia solare su una caldaia posta su una torre. Una volta mandato in pressione il vapore, si azionano le turbine. In entrambi i casi, le turbine, collegate ad alternatore e trasformatore, producono energia proprio come avviene delle centrali termoelettriche o nucleari, con la differenza che, per scaldare il vapore, non viene bruciato né gas, né usato l’uranio, né vengono utilizzati combustibili provenienti dall’estero e che fanno gonfiare il nostro deficit pubblico. Ci si dimentica che un serio piano di sviluppo del CSP darebbe lavoro qualificato proprio in quelle regioni dove la disoccupazione è più elevata. La Sicilia e la Calabria potrebbero diventare le centrali elettriche d’Europa, attirando investimenti, megafactory e tutta l’industria elettronica legata allo storage digitale. Un immenso volano di sviluppo.

Avere energia è sempre stato importante. Gli inglesi hanno alimentato la prima rivoluzione industriale con il carbone di NewCastle e dell’Inghileterra centrale, per le miniere dell’Alsazia Lorena Tedeschi e Francesi si sono fatte tre guerre. Nel futuro avere disponibilità di energia sarà sempre più importante. Con l’aumento della temperatura e l’aumento della siccità diventeranno vitali condizionatori e dissalatori. Non a caso, proprio la Spagna è il paese con il maggior numero di dissalatori in Europa con 765 impianti e una capacità di cinque milioni di metri cubi al giorno.

Se l’economia industriale si avvierà verso l’idrogeno, non investire adeguatamente nella produzione elettrica per la produzione di idrogeno tramite elettrolisi significa condannarsi al deserto industriale e demografico e conseguentemente alla scomparsa del Paese dai protagonisti della scena mondiale.

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